Dichiarazione del Segretario Generale del SIULP di Torino Eugenio Bravo in merito alle affermazioni del Sindaco di Torino Lorusso sull’inadeguatezza del C.P.R. di Torino.
Le dichiarazioni del Sindaco Lo Russo diffuse sul Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino sono l’ennesimo esempio di giudizi affrettati, privi di un reale approfondimento e spesso influenza da posizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con la realtà opera va. Quando si parla di sicurezza, di gestione dei flussi migratori e del lavoro complesso svolto dagli operatori della Polizia di Stato, servono serietà, competenza e onestà intellettuale, non slogan.
Per questo motivo riteniamo necessario fornire una replica chiara e documentata, basata su dati concreti, e smontare alcune ricostruzioni parziali e fuorvianti che stanno circolando sugli organi di stampa riguardo alla recente visita del Sindaco di Torino e del Garante dei detenuti presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino, cercando di ristabilire una chiara rappresentazione dei fatti.
È stato affermato che presso il CPR sarebbero presen 67 persone “ammassate” all’interno di spazi insufficien rispetto alla capienza autorizzata di 70 posti.
La realtà è diversa: la capienza autorizzata attuale è effettivamente di 70 posti. Tuttavia, per garantire condizioni più ampie e dignitose, i 67 trattenuti non vengono collocati in un’unica area, ma suddivisi su tre aree abitative distinte, ciascuna con capienza strutturale di 30 posti, per un totale di 90 posti disponibili. Ogni area dispone della propria mensa e del proprio cortile, entrambi progettati per ospitare 30 persone. Di conseguenza, i trattenuti si trovano ampiamente al di sotto della capienza effettiva degli spazi ulizzati.
Parlare di “ammassamento” non rispecchia in alcun modo la situazione reale del Centro. Nelle dichiarazioni rese alla stampa è stato contestato il fatto che soggetti con preceden penali convivano con persone che hanno perso il permesso di soggiorno. Tale osservazione appare fuorviante: la perdita del permesso di soggiorno deriva spesso proprio dalla commissione di reati o dalla pericolosità sociale accertata dalle Autorità competenti.
Pretendere una separazione interna basata sui precedenti penali significherebbe ipotizzare una gestione a “categorie morali” che non ha alcun fondamento normativo. Non viene altresì ricordato come il trattenimento sia condizionato anche dalla volontà del soggetto trattenuto che può lasciare il CPR in tempi molto brevi qualora collabori all’identificazione consegnando il proprio passaporto. Si omette nondimeno di ricordare che chi aderisce al rimpatrio volontario assistito ottiene: uscita immediata dal Centro, un contributo economico, un progetto di reinserimento lavorativo nel Paese di origine.
Infine le oltre 200 dimissioni dal CPR sono state disposte dall’Autorità giudiziaria. La Questura di Torino ha presentato numerosi ricorsi in Cassazione, e la Suprema Corte ha recentemente annullato un provvedimento della Corte d’Appello di Torino, confermando la correttezza dell’operato amministrativo.
Per quanto attiene agli aspetti sanitari psicologici il CPR di Torino dispone stabilmente di uno psichiatra in sede, che effettua valutazioni quotidiane. Il personale sanitario segue le procedure previste dal Protocollo Prefettura – Ente gestore. Alla luce di queste considerazioni oggettive le dichiarazioni del Sindaco riportate dalla stampa secondo Eugenio Bravo appaiono parziali, fuorvianti e non rappresentative del lavoro quotidiano svolto dal personale del C.P.R. di Torino, che opera nel rispetto delle norme e con impegno costante per garantire condizioni dignitose e sicurezza.
Il CPR ad oggi resta uno strumento fondamentale per procedere alle espulsioni, contestarlo significa non conoscere o far finta di non conoscere come stanno effettivamente le cose.
Torino, 20 novembre 2025 Ufficio Stampa SIULP Torino












