Gli operatori della Polizia di Stato continuano a farsi carico, ed anticipare di tasca propria, le spese necessarie a comparire presso i vari Tribunali sparsi per il territorio nazionale in qualità di testimoni per fatti di servizio quasi fossero dei lavoratori autonomi ed indipendenti ma soprattutto quasi come se l'interesse del processo fosse personale.
Riportiamo il testo della lettera inviata all’Ufficio Relazioni Sindacali lo scorso 16 novembre.
Con nota numero 4.3/fl/459/2018 dello scorso 26 giugno 2018, rimasta ad oggi inesitata, avevamo avuto modo di rappresentare le rilevanti difficoltà che incontrano gli operatori della Polizia di Stato citati a comparire in qualità di testimoni per fatti di servizio.
Nello specifico si era spiegato che in numerose realtà territoriali, soprattutto quelle i cui fondi di missione non sono particolarmente capienti, non veniva – e non viene tuttora – anticipata alcuna spesa di anticipo per la missione.
La questione si presenta invero particolarmente controversa, posto che da un lato in subiecta materia la circolare del Capo della Polizia 557/RS/CN.10/0734 del 18 marzo 2009 dispone che in tali casi “l’ufficio di appartenenza deve considerare il dipendente in servizio, con eventuale conseguente corresponsione del trattamento di missione, qualora l’attività di testimonianza consegua a fatti connessi all’espletamento del servizio stesso o all’assolvimento di obblighi istituzionali”; dall’altro taluni U.A.C., in ossequio a circolari interne alle rispettive articolazioni territoriali, adottano criteri difformi da quelli che discenderebbero dall’applicazione della testé richiamata circolare del vertice dipartimentale, prevedendo sì il rimborso a posteriori delle spese sostenute, senza però riconoscere alcunché a titolo di anticipo, come invece dovrebbe avvenire alla stregua delle ut supra citate indicazioni ministeriali.
Per l’effetto accade non di rado che per raggiungere sedi distanti centinaia di chilometri da quella di servizio gli sventurati di turno siano costretti a farsi carico delle spese di viaggio e, in alcuni casi, anche di quelle per l’ eventuale soggiorno, con esborsi di rilevante entità che, dati i noti tempi di gestazione burocratica mediamente impiegati per elaborare i prospetti del rimborso, e per procedere poi alla concreta liquidazione, comportano lunghe esposizioni anche prossime al migliaio di euro con previsione di rientro a distanza, talvolta, superiore all'anno.
Una situazione di comprensibile disagio che affrontano soprattutto quei colleghi che svolgono attività di polizia giudiziaria, e che secondo lo sconfortante panorama che ci viene restituito dalle segnalazioni del territorio sta assumendo connotazioni non più accettabili, posto che si rischia di arrivare al paradosso che per assolvere un dovere d’ufficio vi sia chi si vede costretto a contrarre debiti.
Per i quali poi magari lo zelante superiore di turno arriva ad immaginare anche l’avvio di azioni disciplinari. Siccome in ultima analisi si discute di spese di cui è onerato il Ministero della Giustizia, fatichiamo davvero a capire per quale ragione non possa essere la nostra Amministrazione a farsi carico dell’anticipo, secondo quella che a noi sembra essere una prassi assai più consona al rispetto dei doveri della parte datoriale.
Se poi ancora questa sconcertante situazione dovesse perdurare, ci vedremmo costretti, nostro malgrado, a far emergere la problematica attraverso forme di rimostranza di disarmante semplicità.
Inviteremo infatti i colleghi, a fronte della notifica di citazioni, a trasmettere immediatamente alla competente Autorità Giudiziaria ed al proprio Ufficio una dichiarazione nella quale segnaleranno di non essere in grado di anticipare le spese – ergo di indebitarsi - per il viaggio e/o per il soggiorno, e sensibilizzeremo l’opinione pubblica rispetto alle ragioni del malessere.
Poiché siamo abituati a considerare la protesta come un mezzo, e non come un fine, siamo i primi ad augurarci che si trovi, quanto prima, il bandolo di questo apparente nodo gordiano.
Ci permettiamo tuttavia di segnalare che la pazienza dei colleghi, e la nostra di riflesso, sono giunti ad un punto di non ritorno.
Con rinnovati sensi di stima.
Roma, 16 novembre 2018 La Segreteria Nazionale












